Nessun Vincitore!
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«Nessun Vincitore» è un dramma che intreccia due piani temporali per indagare il meccanismo eterno del conflitto. Nel presente, Lello e Miryam, una coppia di Napoli, si scontrano in un litigio domestico su chi abbia "ragione" riguardo alle guerre contemporanee (Gaza, Ucraina). Il loro dibattito, carico di retorica mediatica e dolore personale represso, rivela come anche nella pace siamo maestri nel crearci trincee.
Attraverso un salto temporale onirico, i due si ritrovano nei panni dei loro nonni, Gaetano e Rosaria, nel rifugio antiaereo durante i bombardamenti del 1943. Lì, nell'orrore vero della guerra, scoprono un paradosso struggente: mentre le bombe cadono, quegli uomini e quelle donne trovavano il modo di ridere, di inventare storie comiche, di innamorarsi e di pianificare una sommossa per la libertà (le Quattro Giornate di Napoli).
Lo spettacolo non fornisce risposte, ma pone una domanda radicale: perché noi, che viviamo nella pace, sprechiamo la nostra vita a farci guerra per avere ragione, mentre loro, nella guerra, trovavano la forza per cercare la pace e la luce di un'emozione condivisa? È un viaggio dalla retorica sterile del presente alla concretezza vitale del passato, per ritrovare, forse, il senso stesso del "vivere insieme".
Temi centrali: Il conflitto come meccanismo umano e politico; la guerra mediatica vs. la guerra reale; la memoria storica come antidoto alla semplificazione; la ricerca dell'umanità nell'orrore; il dialogo (o la sua assenza) come fondamento della pace.
Per le scuole
"Nessun Vincitore" :
è uno strumento educativo potente. Non risparmia i ragazzi dalla complessità del mondo, ma li accompagna a comprenderla attraverso l'arte, fornendo loro gli strumenti emotivi e critici per affrontarla. La sua forza sta proprio nella capacità di parlare ai giovani senza retorica, mostrando la guerra per quello che è:
una tragedia umana, prima che politica.
Perché è adatto
A questa d'età si inizia a sviluppare un forte senso di giustizia e si possono comprendere concetti astratti. Il copione li affronta in modo protetto.
Non banalizza la guerra:
Non ne fa uno "spettacolo", ma ne esplora l'assurdità e il dolore attraverso le vite delle persone.
Cosa resta
·
· Non dà risposte facili:
Stimola il pensiero critico e la discussione, senza schierarsi in maniera semplicistica. Questo è un bene, perché permette agli studenti di elaborare un loro pensiero.
La storia
Ha un approccio umano e narrativo: Sposta il focus dai fatti di cronaca (che possono essere traumatici) alle storie personali e alle emozioni, cosa fondamentale per sviluppare empatia.
· Mostra la pace come una scelta attiva: Il finale, in cui la coppia sceglie di smettere la "guerra in salotto", offre un messaggio costruttivo di riconciliazione su piccola scala.
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